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Fundamina

On-line version ISSN 2411-7870
Print version ISSN 1021-545X

Fundamina (Pretoria) vol.20 n.1 Pretoria Jan. 2014

 

Erodiano 4.12.4 e i poteri di Flavio Materniano nell'anno 217 D.C.

 

 

Pierangelo Buongiorno*

Assistant Professor, University of Salento (Lecce), Italy

 

 


ABSTRACT

The purpose of this paper is to analyse the powers conferred on Flavius Maternianus in 217 AD during Caracalla's Parthian campaign. The paper starts with an examination of Herodian's (4.12.4) and Xiphylin's (337, 19 ff. R.St. = Dio 78.4.2 Boissevain) accounts. Then a survey is presented of the main extant manuscript and epigraphic sources describing the granting of imperia to members of the senatorial order in the absence of theprinceps. The paper concludes by suggesting that Maternianus's powers were granted to him in the form of an imperium in order to enable him to manage (as long as Caracalla was absent) both the current political affairs and the troops near Rome who were not involved in the Parthian campaign.


 

 

1. Lo storico Erodiano è una delle fonti guida per il sessantennio che va dalla morte dell'imperatore Marco Aurelio agli esordi della Soldatenkaiserzeit, passando attraverso la dinastia severiana.

Se si considera poi che le altre fonti per questo periodo sono note attraverso epitomi tarde (Cassio Dione), ovvero sono di molto successive agli eventi (l'Historia Augusta), l'opera di Erodiano1 - nonostante talune perplessitá espresse in passato2 - finisce per divenire punto di riferimento per la ricostruzione di questo complesso periodo.

Tuttavia i pur numerosi studi su Erodiano3 hanno per ampia parte lasciato in ombra il contribute che questo autore puè dare alla storia delle istituzioni, e in particolare a talune linee di indagine nell'ambito del diritto pubblico romano4.

2. In questa sede ci soffermeremo sulla questione che l'opera di Erodiano5 (4.12.4) solleva con riguardo alla tipologia dei poteri di Flavio Materniano6, plenipotenziario di Caracalla a Roma durante la campagna partica.

Nello specifico, Erodiano racconta di una richiesta inoltrata dall'imperatore, gia impegnato nelle operazioni militari, a

Ματερνιανω τινί, τότε πάσας ύπ'αύτοΰ τάς έν 'Ρώµη πράξεις έγκεχειρισµένω, πιστοτάτω είναι δοκοΰντι φίλων και µόνω κοινωνω των απορρήτων.

Apprendiamo quindi che Materniano era stato incaricato (έγκεχειρισµένω) della gestione di tutti gli affari interni (πάσας ... τάς έν 'Ρώµη πράξεις) per volere di Caracalla (ύπ'αύτοΰ), poiché era ritenuto essere il piu fedele fra gli amici (πιστοτάτω είναι δοκουντι φίλων) ed il solo con cui erano condivise (µόνω κοινωνω) informazioni riservate (των άπορρήτων).

Richiamando nozioni tipiche del lessico della corte imperiale, come πίστις e φιλία7,Erodiano annovera Materniano fra i piu stretti collaboratori di Caracalla, e per questa ragione incaricato dal principe del disbrigo degli affari interni.

Il verbo έγχειρίζω è sempre adoperato in Erodiano (e non solo) per dare l'idea del "conferimento formale" di un potere o di un comando, da parte di un organo sovraordinato (il principe, il senato, un comandante)8. Sia con riguardo all'ambito militare9, sia -piu in generale - con riguardo a funzioni e poteri politici o amministrativi, sinanche l'imperium10. Tuttavia troppo generico per definire con precisione la natura dei poteri di Materniano.

Peraltro, anche l'uso del sostantivo κοινωνός, che si adatta tanto al collega del principe11, quanto ai membri del consilium12, lascia ambigua la posizione istituzionale del collaboratore di Caracalla.

Ai poteri di Materniano si doveva riferire anche il perduto libro 78 di Cassio Dione, cosi come leggiamo nello scarno resoconto dell'epitome di Xifilino (337, 19 ss. R. St. = Dio 78.4.2 Boissevain), secondo cui Caracalla avrebbe inoltrato dall'Oriente una propria richiesta a

Φλαουίω Ματερνιανω τω τότε των έν τω αστει στρατιωτων αρχοντι,

ossia a Flavio Materniano, che comandava i soldati presenti a Roma. Il contesto narrativo, la costruzione al dativo, la presenza dell'avverbio τότε, il riferimento all'Urbe, fanno ritenere che Dione ed Erodiano seguissero sul punto una fonte comune ovvero che il secondo dipendesse dal primo13.

Eppur tuttavia, i due testi non sono perfettamente collimanti e di immediata interpretazione. Nell'epitome di Xifilino, infatti, se da un lato si coglie un riferimento all'imperium (αρχοντι), dall'altro vi è una delimitazione dei poteri di Erodiano a funzioni di natura militare.

Considerato che l'etá severiana fu "particolarmente feconda dal punto di vista della sperimentazione amministrativa"14 (sono documentate infatti delle nuove cariche di agentes vice praefectorum, ovvero di vicari dei prefetti del pretorio e di quello dell'urbe15, o dei soli prefetti del pretorio16), gli studiosi, hanno negato ogni valore all'uso del verbo άρχέω in Dione/Xifilino, tradizionalmente ritenendo che la funzione ricoperta da Materniano fosse stata quella, di recente definizione, di agens vice praefectorum17. Ciè che sarebbe peraltro confermato dalla contestuale assenza da Roma dei prefetti al pretorio Oclatinio Advento e Opellio Macrino, entrambi al fianco dell'imperatore18.

3. Ritengo tuttavia che, con riguardo ai poteri di Flavio Materniano, si possano effettuare considerazioni differenti, per varie ragioni. In primo luogo, la funzione di agens vice praefectorum risulta essere stata appannaggio di esponenti dell'ordine equestre, tanto, ovviamente, nel caso di vicariato dei prefetti del pretorio, quanto nel caso di vicariato congiunto19. Viceversa, il rango senatorio (forse addirittura consolare) di Flavio Materniano al momento della partenza di Caracalla per l'Oriente non pare poter essere revocato in dubbio20, tanto piu che costui avrebbe fatto parte della cerchia piu stretta degli amici del principe (πιστοτάτω είναι δοκουντι φίλων, dice Erodiano)21.

È dunque condivisibile la sostanza di quanto recentemente affermato da Danuta Okon, secondo la quale Flavio Materniano, di rango senatorio, sarebbe stato "Caracalla's . deputy in Rome", e oltre ad essere "military commander in the city . the scope of his duties probably included contacts with the Senate and presenting the Emperor's letters concerning various issues, including administrative ones"22.

Per definire la natura dei poteri di Materniano diviene dunque decisivo riconsiderare la terminologia adoperata nelle fonti23.

Riassumendo, Dione/Xifilino insiste solo su un preteso comando militare dei soldati presenti nell'Urbe; secondo Erodiano, invece, a Materniano sarebbero stati affidati (έγκεχειρισµένω) tutti gli affari normalmente gestiti a Roma dall'imperatore (πάσας ύπ'αύτοΰ τάς έν 'Ρώµη πράξεις), per il periodo in cui questi era lontano (in tal senso interpreterei il τότε, avverbio di tempo che, con funzione narrativa delimita lo svolgersi di un evento in una determinata circostanza24: in altri termini Materniano avrebbe esercitato i propri poteri allorquando Caracalla era in Oriente).

La lettura in combinato dei due testi richiama soprendentemente alla mente, per lessico adoperato e contenuto, un noto passo di Dione (60.21.2), che inerisce ai poteri conferiti a L. Vitellio, plenipotenziario di Claudio durante la spedizione britannica del secondo semestre dell'anno 43 d.C. (in assenza dei prefetti del pretorio e forse anche del prefetto urbano):

έλθούσης δέ της αγγελίας ό Κλαύδιος τά µεν οίκοι τω Ούιτελλίω τω Λουκίω τω συνάρχοντι τά τε αλλα καί τούς στρατιώτας ένεχείρισε (καί γάρ έξ ίσου αύτόν έαυτω έξάµηνον δλον ύπατεΰσαι έποίησεν), αύτός δέ έξεστρατεύσατο.

Anche in questo caso, nella narrazione dionea ricorre un imperium (συνάρχοντι) finalizzato alla gestione degli affari interni (τά µέν οίκοι) e inoltre (τά τε αλλα) delle truppe (τούς στρατιώτας) per un periodo di tempo delimitato, ossia quello di assenza del principe (peraltro sempre con l'utilizzo del verbo έγχειρίζω per indicare il "conferimento")25.

Dal confronto di questo ultimo testo con passi paralleli di Tacito26, Plutarco27 e Svetonio28 (che si spinge persino a parlare di un "curam imperii sustinere" da parte di L. Vitellio29) possiamo peraltro desumere che i poteri di L. Vitellio si esplicassero in un imperium (forse temporaneo, indistinto fra la sfera domi e quella militiae, e vincolato al rientro del principe all'interno del pomerium)30.

Casi analoghi di imperia per la gestione degli affari interni durante l'assenza del principe sono documentati, per fare qualche esempio, con riferimento a Seiano (Dio 58.7.4 / anno 31 d.C., durante il ritiro di Tiberio a Capri), e forse (ma il testo è corrotto) a T. Salvio Tiziano (Tac. hist. 1.90.3 / anno 69 d.C., in seguito alla partenza di Salvio Otone verso Bedriacum)31.

4. In tempi piu vicini all'etá di Caracalla, un ulteriore esempio di imperium per il disbrigo degli affari correnti absente principe potrebbe essere quello di Decimo Clodio Albino sotto Settimio Severo. Erodiano ricorda infatti il conferimento del titolo di Cesare a questo importante senatore (all'epoca governatore di Britannia), alla vigilia della partenza di Settimio Severo per l'Oriente, in vista dello scontro con Pescennio, e i numerosi onori attribuiti al nuovo Cesare nella circostanza32.

Ma di particolare rilievo è l'uso, da parte di Erodiano (2.13.4pr.) della formulazione: ίκετεύων έπιδουναι αύτόν ές τήν της αρχης φροντίδα. Severo avrebbe insomma sondato la disponibilitá di Albino ad amministrare gli affari correnti durante il suo periodo di assenza da Roma. All'accettazione (informale) da parte di quest'ultimo, avrebbe fatto seguito la deliberazione senatoria, che puntualmente Erodiano registra (2.15.5). Credo che tale colleganza inferiore dell'imperatore, pur assumendo le forme di un cesarato, si ponga nel solco di quella colleganza a suo tempo inaugurata da Tiberio, con Seiano, e poi da Claudio, con il conferimento di poteri al fedele L. Vitellio33. Quella colleganza che, come abbiamo visto, Svetonio (Vit. 2.4) aveva qualificato con la locuzione cura imperii, e di cui peraltro l'espressione της αρχης φροντίς adoperata da Erodiano parrebbe essere un calco.

5. Dalla documentazione epigrafica sembra poi emergere un ulteriore esempio di simile colleganza con il principe, forse rintracciabile in un senatoconsulto epigrafico recentemente edito34. Questo testo, pur nella sua estrema frammentarietá, presenta infatti - a poca distanza l'una dall'altra, ed in un contesto che parrebbe alludere al conferimento di poteri ad un membro della corte giulio-claudia - le espressioni [?imperiu]m domi militiae[/que?] (col. I lin. 10) e [?cura]m imperii sustineat] (col. I lin. 12).

La struttura complessiva di questo senatoconsulto epigrafico pare essere stata articolata su diversi decreta che avrebbero fatto seguito alla relatio: si noti in primo luogo la sequenza degli item rintracciabili a inizio capoverso nelle poche linee superstiti della seconda colonna (col. II, linn. 5, 11, 17)35. È quindi verosimile che il destinatario del provvedimento36 potesse aver ricevuto - secondo la tradizionale strutturazione dei senatoconsulti che avviavano l'iter per il conferimento dell'imperium e di altre potestá principali (si pensi al testo della c.d. lex de imperio Vespasiani, che ricalca un senatoconsulto) - una serie di poteri conferiti con successivi decreta, di volta in volta introdotti all'interno del testo del senatoconsulto in esame dalla formulazione item placere / item placuit.

Una ulteriore traccia di cio credo possa peraltro cogliersi, sul piano linguistico, nell'uso del congiuntivo desiderativo presente nel sintagma [?cura]m imperii sustineat. E, sul piano contenutistico, oltre che nei riferimenti all'imperium di col. I linn. 5, 10 e 12, dall'uso del lemma ius alla col. II lin. 6, come pure dalla presenza dei participi "rata" e "gesta" (col. II linn. 15 e 21), che riconducono ad un ambito decisionale (le cose che, rispettivamente, saranno disposte e quelle che saranno compiute): forse quello del destinatario del provvedimento, rispetto al quale il senato avrebbe assunto decreta per noi inintellegibili.

6. Significative sono dunque le tracce di conferimenti di poteri formalizzati in un imperium a fidati esponenti dell'elite senatoria per esigenze connesse all'assenza del principe da Roma. È peraltro lecito chiedersi se - e in che termini - questi conferimenti fossero noti come cura imperii o espressioni similari.

Anche nel caso di Materniano, pare dunque che siamo dinanzi ad un potere articolato, sempre costruito nelle forme di un vero e proprio imperium, strettamente connesso all'assenza dell'imperatore da Roma, e che avrebbe contemplato al suo interno tanto la gestione degli affari correnti, quanto il comando delle truppe non immediatamente coinvolte nelle operazioni (in primo luogo le cohortes pretoriane e urbane, schierate all'interno di Roma)37.

D'altra parte, anche la vicenda per la quale il senatore Materniano è ricordato (Caracalla lo avrebbe incaricato di convocare i maghi piu esperti, per ottenere un vaticinio sulla propria morte) meglio si confá ad un soggetto chiamato a "sostituire" e "rappresentare" l'imperatore durante la sua assenza, piuttosto che a un comprimario cui sarebbe stata conferita soltanto una prefettura del pretorio, ovvero urbana38, o un vicariato di entrambe39.

 

 

* Dedico queste pagine (frutto di un soggiorno di studi presso la Firestone Library della Princeton University nella primavera del 2013) al Prof. Laurens Winkel, con gratitudine per l'apprezzamento in varie circostanze manifestato per i miei studi di diritto pubblico romano.
1 L'opera di Erodiano sarebbe secondo alcuni da collocarsi immediatamente a ridosso del 253 d.C. (cosi AR Polley "The date of 'Herodian's History'" (2003) 72 AC 203-208) o, piu probabilmente, giá sul finire del principato di Filippo l'Arabo (cosi, con buoni argomenti, M Zimmermann Kaiser und Ereignis. Studien zum Geschichtswerk Herodians (München, 1999) 285-319,         [ Links ] ove anche per un accurato aggiornamento sulla personalitá di Erodiano [verosimilmente un funzionario imperiale di origine asiatica, forse figlio di un liberto di Marco Aurelio; ma vd. anche S Mazzarino Il pensiero storico classico III (Bari-Roma, 1966) 204 s.]); un'ampia rassegna bibliografica sulla cronologia dell'autore e dell'opera anche in G Marasco "Erodiano e la crisi dell'impero" in ANRW II.34.4 (Berlin-New York, 1998) 2837-2927, part. 2839 e ntt. 12-15. Per quanto attiene alle fonti di Erodiano, la discussione è risalente (discussione della bibliografia piu antica in F Cassola "Sull'attendibilitá dello storico Erodiano" (1956-1957) 6 Atti Accademia Pontaniana Napoli 191-200). La tesi di una sostanziale dipendenza da Cassio Dione risale al XIX secolo, ed è stata rilanciata soprattutto da F Kolb Literarische Beziehungen zwischen Cassius Dio, Herodian und der Historia Augusta (München, 1972), per poi essere ripresa - pur con talune distinzioni - da Zimmermann (cui si rinvia anche per una discussione della stratificata bibliografia). Diversamente, H Sidebottom "Herodian's Historical Methods and Understanding of History" in ANRW II.34.4 (Berlin-New York, 1998) 2780-2792, e part. 2786, non esclude l'uso di altre fonti, alcune delle quali sono peraltro citate dallo stesso Erodiano (1.2.3, 1.2.5, 2.9.4, 2.15.6-7, 3.7.3; ma cfr. anche le opere descritte in 2.9.6, 5.5.6-7, 7.2.1-8). Sul tema vd. anche le acute considerazioni di C Slavich "Rec. di Zimmermann (n 1)" (2002) 90 Athenaeum 638-642, part. 640-642, mentre per una "Quellenforschung" erodianea con riferimento al principato di Settimio Severo, vd. in particolare Z Rubin Civil War Propaganda and Historiography (Bruxelles, 1980) 85-131. Rapido esame sulle fonti per il periodo dal 193 al 284 d.C. ora in I Mennen Power and Status in the Roman Empire (AD 193-284) (Leiden-Boston, 2011) 12-17, mentre per una ricostruzione critica degli eventi si rinvia alla puntuale trattazione di C Ando Imperial Rome AD 193 to 284. The Critical Century (Edinburgh, 2012) passim.
2 Si pensi, in primo luogo, agli studi di Géza Alföldy, in particolare quelli confluiti in Die Krise des römischen Reiches. Geschichte, Geschichtsschreibung und Geschichtsbetrachtung. Aus gewählte Beiträge (Stuttgart, 1989). Ma il problema è ampiamente discusso (cfr. ad es. Cassola (n 1) e la letteratura al riguardo è ora ripercorsa da Sidebottom (n 1) 2792-2803, Marasco (n 1) 2904-2910, e Zimmermann (n 1) passim).
3 Per una rassegna bibliografica dal 1883 al 1987 vd. G Martinelli L 'ultimo secolo di studi su Erodiano (Genova, 1987), e il piu recente U Hartmann "Die literarischen Quellen" in K-P Johne et alii (hrsg) Die Zeit der Soldatenkaiser. Krise und Transformation des Römischen Reiches im 3. Jahrhundert n.Chr. (235-284), I (Berlin, 2008) 19-44, 30. In questo panorama, particolare rilievo assumono i lavori di Marasco, Sidebottom e Zimmermann, citati alle note precedenti. In particolare, la monografia di quest'ultimo costituisce l'unica (e sinora rimasta ineguagliata) analisi sistematica dell'opera di Erodiano secondo un approccio metodologico moderno e scevra dai tralatizi preconcetti sulla inattendibilita della storia erodianea.
4 Rinunciatario pare l'atteggiamento di molti studiosi, fra i quali, ad es. Marasco (n 1) 2868 secondo cui: "non è da chiedere ad Erodiano una riflessione sui meccanismi costituzionali della successione". Su questo tema rinvio tuttavia, al mio saggio "'Il senso della crisi'. Ritual und Legitmität der kaiserlichen Macht nach Herodian", in U Babusiaux & A Kolb (hrsg) Das Recht der Soldatenkaiser - rechtliche Stabilität in Zeiten politischen Umbruchs in corso di stampa.
5 Di cui ho adoperato la nuova edizione critica di Carlo Martino Lucarini: Herodianus, Regnum post Marcum edidit CM Lucarini (Monachii et Lipsiae, 2005), passim (su cui vd. anche la recensione di C Letta (2012) 100 Athenaeum 693-700), che in molti punti si discosta rispetto a quelle, sino ad ora considerate di riferimento, di Ludwig Mendelssohn (1883) e Kurt Stavenhagen (1922).
6 O Materno, come parte della dottrina è portata a ritenere: cfr. Zimmermann (n 1) 317 n 191.
7 Una sintesi e un primo quadro bibliografico in M Pani La corte dei Cesari da Augusto a Nerone (Bari-Roma, 2003) passim.
8 Cfr. v. '
εγχειρίζω', in Thesaurus GraecaeLinguae III (Parisiis, 1835) 131s.
9 Hdn. 1.9.1, 1.12.3, 2.5.3, 3.2.2, 3.11.6, 6.8.2, 8.5.8.
10 Cfr. in particolare Hdn. 6.1.4 (ove ricorre il sintagma
πράξεις εγχειρίζειν), ma anche 1.6.8, 2.1.4, 5.3.6 (cariche religiose) e 5.7.7. Con riferimento al conferimento dell'imperium ai principi cfr. 2.1.9, 2.6.4, 2.9.11, 8.6.1. Sono poi documentati casi in cui si allude al conferimento di funzioni connesse al potere imperiale (τα της αρχης, τα της βασιλείας), ma non anche a tale potere in senso stretto (2.3.5, 4.15.8, 5.7.2).
11 Erodiano lo adopera per Lucio Vero (1.8.3), Clodio Albino (2.12.3), Geta e Caracalla (3.9.1), Alessandro Severo (5.7.5). Nei primi tre casi Erodiano parla di
κοινωνία βασιλείας, nell'ultimo di κοινωνία αρχης: ma non pare esservi una sostanziale differenza fra i due concetti.
12 Cfr. ad es. Hdn. 2.8.3;
κοινωνούς τε και συµβούλους . της των πραγµάτων διοικήσεως (colleghi e consiglieri nell'amministrazione delle cose) sono i senatori nella prospettiva di Macri(5.1.8).
13 Cfr. n 23 infra.
14 Sono parole di P Porena Le origini della prefettura del pretorio tardoantica (Roma, 2003) 154.
15 La piu risalente attestazione in tal senso è quella, epigrafica (CIL X 6569 = ILS 478 = IG XIV 911 = IGR I 402), relativa al cavaliere Sesto Vario Marcello (il padre del futuro imperatore Eliogabalo), vice praeff(ectis) pr(aetorio) et urbi functus in una data incerta, ma sicuramente collocabile prima del 212 d.C. M Corbier L'Aerarium Saturni et l'Aerarium militare. Administration et prosopographie senatoriale (Rome, 1974) 437 ss. e part. 448, ritiene che esso vada associato alla carica di procurator a ratione privata ricoperta dal nostro personaggio nei primissimi anni di III secolo, e che quindi occasione del vicariato sia stato il viaggio africano compiuto da Settimio Severo nel 203 d.C., nel quale è plausibile che egli fosse stato accompagnato da entrambi i prefetti del pretorio e da quello dell'urbe. A seguito di cio Marcello sarebbe stato adlectus in senato e tra il 207 e il 210 avrebbe rivestito la praefectura aerarii militaris. Di opinione diversa H Halfmann Itinera principum. Geschichte und Typologie der Kaiserreisen in römische Reich (Stuttgart, 1986) 229 ss., che, fondando la propria argomentazione sul fatto che il prefetto dell'Urbe non poteva allontanarsi da Roma, sostiene come "die einzige mögliche Erklärung für die Vizepräfektur des Marcellus liegt vielmehr in einer plötzlichen gleichzeitigen Vakanz der Prätorianer- und Stadtpräfektur in einer außergewöhnlichen politischen Situation, die eine schnelle ordnungsgemäße Neubesetzung unmöglich machte oder als nicht tunlich erwies". Secondo Halfmann (ora seguito, tra gli altri, da M Peachin Iudex vice Caesaris. Deputy Emperors and the Administration of Justice during the Principate (Stuttgart, 1996) 157 e 236), pertanto, Marcello sarebbe entrato in carica nella seconda metá del 211 (ovvero in seguito alla rimozione di Papiniano e Fabio Cilone compiuta da Caracalla), per rimanervi sino alla fine dell'anno (dalle calende di gennaio del 212 fu infatti nominato, quale nuovo praefectus urbi il console in carica C. Giulio Aspro). Marcello sarebbe invece stato adlectus in senato ottenendo, per l'appunto tra il 212 e il 215, la praefectura aerarii militaris. Ad un vicariato in concomitanza con la campagna di Britannia di Settimio Severo (208-210) pensa, invece, Porena (n 13) 155 e n 85, secondo il quale Marcello sarebbe stato posto a capo della legio Parthica e delle altre forze militari a presidio della capitale per evitare che un senatore potesse tentare un'usurpazione. Di opinione completamente diversa si erano mostrati, invece, A von Domaszewski (1903) 22 RhM 224 e poi J Klass "Sextus Varius Marcellus" (1955) 8.A.1 PWRE 408, secondo il quale "wir (dürfen) diese Stellung des V. in die ersten Regierungsjahre des Caracalla setzen (...), etwa zwischen 213 und 215, als der Kaiser zu Kriegen in Germanien, im Donauraum und im Osten abwesend war. Wahrscheinlich vor Antritt dieser Stellung, spätestens aber danach, wurde V. durch Adlection in den Senat aufgenommen und mindestens in die Rangliste der Praetorier eingereiht, was Dio kurz berichtet und die Grabschrift wohl durch das titulare clarissimus vir zum Ausdruck bringt". Per il 211 propende invece K Wojciech Die Stadtpräfektur im Prinzipat (Bonn, 2010) 316.
16 Tale vicariato, nato forse con l'esigenza di alleggerire l'eccessivo carico di lavoro gravante sul prefetto del pretorio (in tal senso vd. soprattutto LL Howe The Praetorian Prefectfrom Commodus to Diocletian AD 180-305 (Chicago 1942) 17 e n 23), fu spesso affidato, come si evince dalla documentazione epigrafica (cfr., exempli gratia, CIL XIV 4398 = ILS 2159; CIL VIII 822 = ILS 1347; CIL VIII 23948 e 23953 = ILS 3147. Per una rassegna completa vd. Peachin (n 14) 237), ad altri praefecti operanti a Roma, come il praefectus vigilum o il praefectus annonae. Nel complesso - per il periodo fino alla riforma intervenuta in etá dioclezianea, che in qualche maniera "istituzionalizzo" tali cariche nate dalla prassi - dalle testimonianze a nostra disposizione promana un numero di esempi sufficiente a ritenere che il vicariato, nato con carattere provvisorio, dovesse essere prassi ben consolidata per l'etá severiana. Tale la suggestione ricavabile anche dalla lettura di un frammento ulpianeo (D. 32.1.4) escerpito dal IV libro de fideicommissis, allorquando il giurista, con una certa disinvoltura, ritiene competenti all'inibizione del ius testamenti faciendi del deportatus non solo i prefetti del pretorio, ma anche "qui vice praefectis ex mandatis principis cognoscet". Il passo di Ulpiano, databile all'etá di Caracalla (cita infatti una epistula Divi Severi et Imperatoris nostri; cfr. Porena (n 13) 154 n 84), oltre a informarci sul metodo di conferimento della carica vicariale (ex mandatis principis) mostra altresi come, al giurista e ai suoi lettori, la prassi del vicariato non dovesse risultare affatto inconsueta, tanto che Porena (n 13) 154 n 84 non esclude "che una simile supplenza, sulla cui natura il giurista non si sofferma, possa essere stata inaugurata da un imperatore precedente".
17 Tale ricostruzione di von Domaszewski (n 14) 223 ("ist gleichbedeutend mit der Verwaltung der praefectura praetorio und der praefectura urbi. Die Schriftsteller umschreiben das Amt, weil Maternanius wie Marcellus nur als Vertreter die Funktionen ausübt, weder praefectus praetorio noch praefectus urbi war"), accolta con qualche scetticismo da Arthur Stein in PIR2 F 317 e da W Enßlin "Praefectus praetorio" (1954) 22 PWRE 2391-2426, è ora ampiamente condivisa in dottrina; vd. ad es. Peachin (n 14) 236; Porena (n 13) 156.
18 La presenza di entrambi i prefetti al fianco dell'imperatore si desume dal confronto tra C. 9.51.1 e AE 1947, 182 = SEG XVII 759, iscrizione del maggio 216, su cui ultimamente K Bringmann "Ein Dekret des Kaisergerichts. Bemerkungen zu P.Oxy. XLVII 3361" (1999) 81 Klio 491-495.
19 Vd. ad es., per Vario Marcello, quanto gia osservato alla n 14 retro, cui adde le osservazioni di Wojciech (n 14) 316.
20 Cfr. PMM Leunissen Konsuln und Konsulare in der Zeit von Commodus bis Severus Alexander (Amsterdam, 1989) 309. Anche CR Whittaker Herodian. I Books I-IV (Cambridge, Mass., 1969) 443 n 3, rimarca che Materniano "was not the regular praefectus urbi but acting in charge of the troops in Rome during C.'s absence" e che se fosse stato un "vice praeff. pr. et urbi functus ... he was an equestrian".
21 Vd. anche JA Crook Consilium Principis. Imperial Councils and Counsellors from Augustus to Diocletian (Cambridge, 1955) 85 e 165 n 150.
22 Cosi D Okon Imperatores Severi et senatores. The History of the Imperial Personnel Policy (Szcecin, 2013) 56 e 61 (dove tuttavia, in parziale contraddizione, si afferma che Materniano sarebbe anche stato "prefect").
23 In dottrina è peraltro assodato che, con riferimento alle vicende della morte di Caracalla, la narrazione di Erodiano 4.12.1-8 altro non sia che una Übereinstimmung, con minime rielaborazioni, del testo dioneo, Dio 78.4.1-5 Boissevain, purtroppo perduto nell'originale e conservatosi soltanto attraverso l'esigua epitome di Xifilino. Cosi, con ottimi argomenti, Kolb (n 1) 118-135 e 184.
24 Cfr. v. "
τότε", in Thesaurus Graecae Linguae VII (Parisiis,1835) 2325-2326, part 2326 B. Recentemente, riflessioni sul "narrative τότε" in SE Runge Discourse Grammar in the Greek New Testament (Peabody, 2011) 37 ss.
25 Su questo testo si vd. diffusamente P Buongiorno "Nuove riflessioni sui poteri di L. Vitellius nell'anno 43 d.C." (2008) 57 RIDA 139-161.
26 Tac. hist. 1.52.4: Vitellio tres patris consulatus, censuram, collegium Caesaris et imponere iam pridem imperatoris dignationem et auferre privati securitatem .
27 Plut. Galba 22.5: ...
πατρός τε τιµητου και τρις υπάτου γενοµένου και Κλαυδίω Καίσαρι τρόπον τινα συνάρξαντος ...
28 Suet. Vit. 2.4: Mox cum Claudio principe duos insuper ordinarios consulatus censuramque gessit. Curam quoque imperii sustinuit, absente eo [Claudius, scil.] expeditione Britannica.
29 Su tale espressione vd. Buongiorno (n 24) 143-147 e 152-153.
30 Sulla peculiarita di questo imperium come "domi militiaeque" cfr. anche M Pani "L'imperium del principe" in L Capogrossi Colognesi & E Tassi Scandone La lex de imperio Vespasiani e la Roma dei Flavi (Atti del Convegno Internazionale, Roma, ottobre 2008) (Roma, 2009) 187-203 part. 197198. Non condivisibili paiono invece le interpretazioni di B Levick Claudius (New Haven, 1990) 165 (che pensava ad una praefectura urbi con competenze estese anche sulle cohortes praetoriae; ma vd. quanto osservato in Buongiorno (n 24) 149-151) e ora di Wojciech (n 14) 262-263, che pensa ad una praefectura urbi, non prendendo peraltro in considerazione i testi di Tacito e Plutarco sopra richiamati, né chiarendo il senso del termine
συνάρχοντι presente nel dettato dioneo.
31 Cfr. Buongiorno (n 24) 145-147 e 157-158.
32 Cfr. Hdn. 2.15.3-5; ma vd. anche 3.7.8, in cui si ricordano timè ed exousía del rango di Cesare rivestito da Albino. Sulla narrazione erodianea dello scontro fra Severo e Albino vd. anche Rubin (n 1) 123131.
33 Opportunamente D Okon Septimius Severus et Senatores. Septimius Severus ' Personal Policy towards Senators in the Light of Prosopographic Research (193-211 A.D.) (Szcecin, 2012) 20, osserva che "Septimius Severus offered him the functions of both Caesar and deputy".
34 W Eck & A Pangerl "Ein Senatsbeschluss aus Tiberischer Zeit?" in Scritti di storia per Mario Pani (Bari, 2011 sed 2012) 143-150.
35 Da confrontare ad es., con i verba del SC c.d. "Giuvenziano", noti da Ulp. 15 ad ed., D. 5.3.20.6. Sulla struttura dei senatoconsulti nel principato, vd. anche P Buongiorno "CIL X 1401 e il SC 'Osidiano'" (2010) 58 IVRA 234 ss.
36 Che resta per noi ignoto. Se pare da escludersi L. Elio Seiano(per via della successiva damnatio memoriae), sarei propenso a ritenere che il testo esaminato in questa sede possa riferirsi a Druso, figlio di Tiberio, piuttosto che allo stesso L. Vitellio. Se, infatti, la gestione dell'imperium da parte di L. Vitellio appare routinaria, dovuta esclusivamente all'assenza dell'imperatore per una campagna militare, viceversa la colleganza di Druso con Tiberio sarebbe stata scientemente posta in essere per avviare un iter di successione interrotto dalla morte del giovane. Il che avrebbe quindi favorito una rappresentazione della casa imperiale e una riproduzione del testo del senatoconsulto (secondo la prassi peraltro in voga nell'eta di Tiberio) all'interno delle comunita dell'impero.
37 D'altra parte Xifilino, che pure adopera il verbo
άρχέω - sul cui significato neicontesti dionei vd. G Vrind De Cassii Dionis vocabulis quae ad ius publicum pertinent (Den Haag, 1923) 46 ss., e M-L Freyburger-Galland Aspects du vocabulaire politique et institutionnel de Dion Cassius (Paris, 1997) -potrebbe averne frainteso il significato, confondendo un imperium con un mero comando delle truppe presenti a Roma.
38 Come invece ritiene, ma senza particolari argomenti, Wojciech (n 14) 262 e 319-320. Ipotesi invece esclusa da Whittaker (n 19) 443 n 3, e da Mennen (n 1) 260.
39 Vd. al riguardo quanto osservato al § 2 nn 16 ss.

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